Materiali

Intonaco a calce o cementizio: come scegliere senza sbagliare

📅 ✎ Benini Restauri

La domanda giusta non è quale intonaco è migliore, ma quale è compatibile con il muro che ha sotto.

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Nelle discussioni sui materiali edili l'intonaco a calce ha assunto negli ultimi anni un'aura quasi salutistica, e il cemento quella del cattivo. È una semplificazione che non aiuta. La verità meno appassionante è che sono due materiali con campi di applicazione diversi, e che l'errore non sta nello scegliere l'uno o l'altro, ma nel metterli dove non vanno.

La domanda da cui si parte: cosa c'è sotto?

Un intonaco non è un rivestimento indipendente: è uno strato solidale con il muro. Deve muoversi con lui, scambiare umidità con lui, e resistere quanto lui. Da qui discende il principio che guida ogni scelta: l'intonaco deve essere meno rigido del supporto, non più rigido.

Quando l'intonaco è più rigido del muro succede questo: il muro si dilata, si contrae e assesta con le stagioni; l'intonaco non riesce a seguirlo e si fessura. L'acqua entra nelle fessure, non riesce a uscire perché la superficie è impermeabile, e alla prima gelata stacca il materiale a placche. È la storia di migliaia di facciate di edifici antichi rifatte con premiscelati sbagliati fra gli anni Settanta e Novanta.

Quando serve la calce

La calce idraulica naturale è la scelta corretta su tutte le murature storiche: pietra, mattone pieno, murature miste, murature a sacco. Cioè, in provincia di Vicenza, sulle case delle contrade di valle, sui nuclei storici di Vicenza, Bassano, Marostica e Lonigo, sulle corti agricole della pianura, sui rustici e sugli annessi.

  • Traspira: lascia evaporare l'umidità che la muratura scambia con l'ambiente, invece di intrappolarla.
  • Ha rigidità simile al supporto: accompagna i movimenti invece di opporsi.
  • È compatibile chimicamente con le malte antiche, che sono anch'esse a base di calce.
  • È reversibile: se un domani va rimossa, si toglie senza danneggiare il paramento sottostante. Su un edificio tutelato non è un dettaglio.

Il prezzo da pagare è il tempo. La calce fa presa lentamente, va protetta dal sole diretto e dal gelo nelle prime fasi, e chiede stagionature più lunghe prima di poter essere tinteggiata. Su un cantiere di facciata questo si traduce in settimane, non giorni.

Quando va benissimo il cementizio

Sui supporti moderni — laterizio forato, blocchi, calcestruzzo, murature di edifici costruiti dagli anni Sessanta in poi — un intonaco premiscelato a base cementizia è la soluzione sensata. È più rapido, si applica a macchina sulle superfici grandi ottenendo ottima planarità, costa meno e raggiunge resistenze meccaniche superiori.

Su questi supporti non ci sono controindicazioni: la muratura moderna non ha bisogno dello stesso scambio igrometrico di una muratura in sasso, ed è già progettata per lavorare con materiali rigidi. Insistere con la calce dove non serve significa solo allungare i tempi e aumentare il costo.

Regola pratica in una riga

Se il muro è stato costruito prima che esistesse il cemento armato, usi la calce. Se è stato costruito dopo, il premiscelato cementizio va bene. Le eccezioni esistono, ma questa regola da sola evita la maggior parte degli errori.

I casi intermedi, che sono tanti

Muri con presenza di sali

Dove c'è stata o c'è umidità di risalita, non serve un intonaco normale ma un deumidificante macroporoso: un intonaco a base di calce con una struttura a pori grossi, studiata per far evaporare l'acqua e per ospitare i sali al proprio interno invece di lasciarli affiorare in superficie. Va sempre abbinato alla soluzione della causa, non usato da solo.

Murature miste e riprese parziali

Quando su una stessa parete convivono materiali diversi — una traccia impiantistica chiusa, un vecchio tamponamento, una porzione ricostruita — si mette una rete portaintonaco a cavallo del punto di contatto. Senza, la crepa ricompare esattamente lungo quella linea entro un paio di stagioni, ed è una delle lesioni più facili da prevenire in assoluto.

Dove non si può fare il cappotto

Negli edifici di centro storico, dove un cappotto esterno non è autorizzabile, esistono intonaci termici a base di calce e inerti alleggeriti. Non raggiungono le prestazioni di un cappotto, ma migliorano sensibilmente il comfort senza alterare l'aspetto della facciata.

Tre dettagli che contano più del materiale

Può scegliere l'intonaco perfetto e avere comunque un risultato mediocre, se si saltano questi passaggi.

  1. La preparazione del supporto. Il muro va spolverato e bagnato. Un supporto asciutto e polveroso ruba acqua all'impasto fresco, che così non fa presa correttamente e resta debole.
  2. Le fasce di livello e i paraspigoli. Sono ciò che rende una parete davvero dritta. Saltarli fa risparmiare mezza giornata e regala un muro che in luce radente sembra un'onda.
  3. La stagionatura. Nei mesi caldi l'intonaco va bagnato perché non asciughi troppo in fretta; nei mesi freddi va protetto dalle gelate. All'esterno, sotto i cinque gradi, non si applica. In provincia di Vicenza questo significa che le facciate si fanno da marzo a novembre.

E il gocciolatoio

Un ultimo dettaglio che vale tutto l'articolo. Sotto ogni davanzale deve esserci il gocciolatoio: una piccola scanalatura che stacca la goccia d'acqua dalla facciata. Quando manca, la pioggia scorre sotto il davanzale e rientra sul muro. Da lì nascono quelle due strisce scure verticali sotto le finestre che si vedono su moltissimi edifici. Rifare l'intonaco senza rifare il gocciolatoio significa rivedere le strisce entro un paio d'anni, qualunque sia il materiale scelto.

Benini Restauri

Benini Restauri – impresa artigiana di opere murarie attiva a Vicenza e provincia. Scriviamo questi articoli con quello che vediamo in cantiere tutti i giorni. Per un parere sul suo caso specifico, il sopralluogo è gratuito.

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