
Crepe nei muri: quali sono pericolose e quali no
Una guida per capire, guardando una lesione, se serve chiamare subito o si può aspettare.
Leggi l'articolo →Tre problemi che si assomigliano e che hanno cure completamente diverse. Distinguerli è la parte che fa risparmiare.
La parola umidità copre almeno tre fenomeni che non hanno niente in comune tranne l'effetto finale: una macchia sul muro. Curarli allo stesso modo è il motivo per cui tanti risanamenti falliscono dopo un anno. La buona notizia è che si distinguono abbastanza facilmente, e per farlo bastano due informazioni: a che altezza si ferma la macchia e quando peggiora.
L'acqua presente nel terreno risale dentro la muratura per capillarità, esattamente come il caffè sale in una zolletta di zucchero. Succede negli edifici costruiti senza una barriera impermeabile fra fondazione e muro, cioè praticamente tutti quelli anteriori agli anni Sessanta.
Come si riconosce. La macchia parte da terra e si ferma a una quota abbastanza costante lungo tutta la parete, in genere fra i cinquanta centimetri e il metro e mezzo. Sopra il limite il muro è asciutto, sotto è umido, e la linea di separazione è piuttosto netta. Quasi sempre compaiono efflorescenze: una patina biancastra e farinosa di sali che affiorano in superficie. L'intonaco si sfoglia, il battiscopa si stacca, la pittura si solleva a bolle.
Come si cura. Interrompendo la risalita. Si praticano fori a passo regolare alla base del muro e si inietta a bassa pressione una resina o una crema silanica che rende idrorepellente la sezione della muratura: da lì in su l'acqua non passa più. Poi si rimuove l'intonaco contaminato dai sali — sempre almeno mezzo metro oltre il limite visibile, perché i sali arrivano più in alto di quanto sembri — e si applica un intonaco deumidificante macroporoso, che lascia evaporare l'acqua e trattiene i sali nella propria struttura.
L'acqua entra da un punto preciso: una gronda che perde, un pluviale scollegato, un terrazzo che non impermeabilizza più, una fessura in facciata, un muro controterra senza drenaggio, una tubazione rotta.
Come si riconosce. La macchia è irregolare, non segue una quota, e molto spesso sta in alto o comunque lontano dal pavimento. Soprattutto: è legata alla pioggia. Compare o peggiora dopo un temporale e poi tende ad attenuarsi. Se la macchia è al soffitto, o in un angolo alto vicino a uno spigolo esterno, l'infiltrazione è quasi certa.
Come si cura. Chiudendo il punto d'ingresso, e nient'altro. Qualunque intervento sul muro interno prima di aver risolto l'ingresso dell'acqua è denaro buttato. Una volta chiusa la via d'acqua si lascia asciugare — settimane, non giorni — e solo dopo si rifanno le finiture.
L'acqua non viene da fuori: è già dentro casa, sotto forma di vapore prodotto da respirazione, cucina, doccia, stendibiancheria. Quando incontra una superficie fredda condensa, esattamente come sul vetro di una bibita ghiacciata.
Come si riconosce. Compare negli angoli, dietro i mobili addossati ai muri esterni, sulle spallette delle finestre, sui soffitti degli angoli a nord. Tipicamente si manifesta come muffa nera puntiforme più che come macchia d'acqua, peggiora d'inverno e nelle stanze poco ventilate, e spesso è comparsa dopo la sostituzione dei serramenti.
Come si cura. Alzando la temperatura della superficie fredda e abbassando l'umidità dell'aria: contropareti isolanti, correzione dei ponti termici, e un minimo di ricambio d'aria. Le vernici antimuffa funzionano solo come palliativo temporaneo, perché agiscono sull'effetto e non sulla causa.
C'è un modo casalingo per distinguere la condensa dalle altre due, e funziona sorprendentemente bene. Prenda un quadrato di foglio di alluminio da cucina di circa venti centimetri di lato e lo fissi al muro nel punto umido sigillando bene tutti e quattro i bordi con nastro adesivo. Lo lasci lì tre o quattro giorni, poi lo stacchi e guardi.
È un test che costa zero, richiede solo di aspettare qualche giorno, e sposta la diagnosi in modo decisivo.
Coprire con il cartongesso. È la soluzione che sembra più rapida e che produce il danno peggiore: la macchia sparisce alla vista, ma nell'intercapedine buia e senza ventilazione la muffa trova le condizioni ideali. Dopo due anni si riapre e il problema è più grande di prima.
Usare l'intonaco cementizio su un muro che risale. Il cemento impermeabilizza la superficie e costringe l'acqua a salire più in alto per trovare un punto da cui evaporare. Il risultato è che la macchia si sposta di mezzo metro invece di sparire.
Tinteggiare troppo presto. Anche dopo un risanamento fatto bene, un muro impiega dai sei ai dodici mesi per cedere l'acqua che ha accumulato dentro. Una pittura applicata due settimane dopo i lavori si stacca, e non è colpa del lavoro: è colpa della fretta.
In provincia di Vicenza la distribuzione di questi tre problemi non è casuale. Nella fascia delle risorgive, verso Dueville e Sandrigo, e in tutta la pianura bassa attorno a Lonigo e Noventa, la risalita capillare è quasi una condizione di partenza per gli edifici antichi. Nelle valli dell'Agno e del Chiampo, e in generale dove le case sono addossate a un versante, domina l'infiltrazione da acqua di scorrimento sui muri controterra. La condensa, invece, non ha geografia: è il problema degli appartamenti ristrutturati a metà, e si trova ovunque.
Benini Restauri – impresa artigiana di opere murarie attiva a Vicenza e provincia. Scriviamo questi articoli con quello che vediamo in cantiere tutti i giorni. Per un parere sul suo caso specifico, il sopralluogo è gratuito.
Consigli pratici da chi le murature le tocca tutti i giorni.

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