
Crepe nei muri: quali sono pericolose e quali no
Una guida per capire, guardando una lesione, se serve chiamare subito o si può aspettare.
Leggi l'articolo →Quasi mai cedono per vecchiaia. Nella grande maggioranza dei casi è acqua che non riesce a uscire.
Sulle colline vicentine ci sono muretti a secco che reggono terrazzamenti da più di un secolo, costruiti da persone che non avevano calcoli strutturali né geotessili. Accanto, capita di trovare muri in cemento armato costruiti vent'anni fa che stanno già facendo la pancia. Non è un paradosso: è la dimostrazione che in un muro di contenimento la parte che decide la durata non è quella che si vede.
Un muro di sostegno è progettato per contrastare la spinta del terreno. Ma quando l'acqua ristagna dietro al muro e non ha modo di uscire, si aggiunge una seconda spinta — quella idrostatica — che può essere dello stesso ordine di grandezza della prima e che nessun dimensionamento aveva previsto.
Questo spiega un'osservazione che facciamo di continuo in cantiere: i muri non cedono durante la stagione secca né sotto il carico costante. Cedono dopo periodi di pioggia prolungata, quando il terrapieno è saturo. Ed è anche il motivo per cui il muro a secco, che sembra la tecnica più primitiva, sui dislivelli contenuti è spesso la più affidabile: essendo drenante per natura, la spinta idrostatica non la accumula proprio.
È di gran lunga la prima. Dietro al muro, al momento della costruzione, c'erano pietrame drenante e un tubo al piede. Col passare degli anni, se fra terreno e pietrame non è stato interposto un geotessile, la frazione fine del terreno migra e riempie i vuoti. Il drenaggio smette di drenare, l'acqua si accumula e comincia a spingere. Il muro non è invecchiato: è il suo sistema di scarico che si è chiuso.
Succede quasi sempre con le migliori intenzioni: si livella un'aiuola, si allarga un piano, si riporta un po' di terra per il prato. Ogni centimetro di terreno in più è carico in più su un muro dimensionato per un profilo diverso. È una causa frequentissima nei giardini privati, e spesso la soluzione più economica non è rifare il muro più robusto: è riportare il terrapieno alla quota originale.
Uno scavo a valle del muro per allargare un passaggio, per posare una tubazione, per ricavare un posto auto. Togliere terreno al piede riduce il contrasto proprio dove serve di più. È la causa meno frequente ma la più rapida a produrre effetti.
Chi interviene su questi segnali smonta e ricostruisce solo la porzione interessata. Chi aspetta il crollo rifà tutto e paga anche lo sgombero.
Il paramento — la parte a vista, quella di cui si discute in fase di preventivo — vale forse un terzo del lavoro. Gli altri due terzi sono invisibili:
Un muro con un bel paramento e nessuno scarico non è un muro di contenimento: è una piccola diga. E le dighe in giardino non si costruiscono.
Non è una questione ideologica ma di altezza e carichi.
Il muro a secco lavora per gravità e attrito. Va bene fino a dislivelli contenuti, in genere entro il metro e mezzo, e richiede spazio per la scarpa, cioè l'inclinazione verso monte che trasforma la spinta in stabilità. In cambio è drenante per natura, si integra nel paesaggio, e se un giorno cede si smonta e si ricostruisce recuperando la stessa pietra.
Il muro in cemento armato serve quando il dislivello è maggiore, quando a monte c'è un carico importante — una strada, un accesso carrabile, un fabbricato — o quando lo spazio è troppo stretto per dare al muro la sua scarpa. Regge molto di più, ma solo se il drenaggio è fatto: senza, è proprio il tipo di muro che accumula la spinta idrostatica.
Spesso la soluzione migliore è ibrida: struttura armata dove serve capacità portante, rivestita in pietra a vista per restituire l'aspetto tradizionale. È quello che facciamo più spesso nelle proprietà collinari fra Marostica, Breganze, i Berici e le valli dell'Agno e del Chiampo.
Dipende da altezza e posizione. I muretti bassi all'interno di una proprietà privata rientrano quasi sempre nell'edilizia libera. Superata una certa altezza, o in prossimità di confini e strade, serve una pratica edilizia e in diversi casi il calcolo strutturale di un tecnico. Le norme variano da comune a comune, per cui la verifica va fatta caso per caso: è una delle prime cose che guardiamo in sopralluogo.
Una volta l'anno, preferibilmente in autunno, faccia due cose: controlli che i fori di sfogo del muro non siano otturati da terra o vegetazione, e verifichi che lo scarico del tubo drenante sia libero. Sono cinque minuti. Sono anche, nella nostra esperienza, la differenza fra un muro che dura una vita e uno che va rifatto a metà.
Benini Restauri – impresa artigiana di opere murarie attiva a Vicenza e provincia. Scriviamo questi articoli con quello che vediamo in cantiere tutti i giorni. Per un parere sul suo caso specifico, il sopralluogo è gratuito.
Consigli pratici da chi le murature le tocca tutti i giorni.

Una guida per capire, guardando una lesione, se serve chiamare subito o si può aspettare.
Leggi l'articolo →
Tre problemi diversi che si assomigliano. Sbagliare diagnosi è il modo più sicuro per spendere due volte.
Leggi l'articolo →
La scelta non dipende dal listino ma da cosa c'è sotto. E sbagliarla si paga tre inverni dopo.
Leggi l'articolo →Sui muri di sostegno intervenire in tempo cambia l'ordine di grandezza della spesa. Il sopralluogo è gratuito.